IUS QUIA IUSTUM

“In coerenza e continuità con l’impegno allora assunto nei severi studi con il non dimenticato maestro, professor Sergio Cotta, perché il diritto mai si riduca a forma ed a razionalità pura, sussumendosi nelle categorie astratte della deduzione trascendentale, ma sia costantemente radicato nella vita e nel realismo drammatico e dinamico della opzione etica.

La professione forense dunque come momento più alto possibile di servizio civico alla persona ed alla parte più debole; come momento di ricomposizione dei conflitti, anche i più aspri, nel complesso ambito del giure e della giustizia; come mezzo insostituibile per dare alla persona ed alla lite ed al moto ondivago dell’animo umano che l’accompagna, un punto di riferimento oggettivo, chiaro, risolutivo e soprattutto eticamente compatibile, tramite la sentenza. Con Carnelutti convengo che “ la funzione del diritto consiste nel ridurre all’etica l’economia”

Dopo sì lunga esperienza di vita nel Foro convengo che i punti di riferimento ed i modelli del complesso impegno dell’avvocato e del giurista sono e rimangono due: Tommaso Moro ovvero la possibilità e la capacità di far valere i più alti e nobili sentimenti di fedeltà ai dettati della propria coscienza attraverso la norma ed il ragionamento giuridico elevati a presupposto legittimante qualunque scelta politica e Maria “ advocata nostra” instancabile nel presentare e tutelare le buone ragioni della parte più debole, nel costruire l’ordine etico attraverso l’amore, ovvero la libertà, senza scandalizzarsi di alcunché, ma con totale fiducia di ogni uomo perché figlio di Dio“.

 

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